Torino Città del Welfare
La persona al centro del sistema di Welfare
Negli ultimi anni Milano ha investito risorse ed energie per migliorare e estendere il welfare cittadino. Rispondendo con misure concrete alla crisi economica che ha prodotto nuove povertà e reagendo con capacità organizzativa, gestionale e la generosità di migliaia di cittadini alle emergenze di accoglienza dei profughi. L’accoglienza e le politiche per il contrasto alla grave emarginazione sono il primo pinto di intervento. Milano deve continuare a essere città dell’accoglienza, così come lo è stata in questi anni nei quali gli interventi a favore delle persone senza dimora sono significativamente aumentati, passando dai 1248 posti letto per i senzatetto del 2010 agli attuali 2700. Milano è anche la città che in questi anni ha contemporaneamente dato ospitalità a più di 87.000 profughi assistiti nel transito da Milano verso altri paesi europei.Le politiche per la grave emarginazione hanno visto un impulso che ha portato al coinvolgimento di trenta organizzazioni del terzo settore impegnate nei diversi servizi su strada, nelle unità mobili nei quartieri e sui mezzi pubblici, al rinforzo delle relazioni con mense e ambulatori e presidi territoriali. È stato potenziato l’antico dormitorio pubblico di viale Ortles (dedicato a Enzo Jannacci), ormai stabilmente sede di attività socio-culturali e di inserimento sociale degli ospiti, ed è stato rafforzato il Centro Aiuto Stazione Centrale quale prima porta di accesso della città per le persone senza dimora.Nuovi modelli di governance e l’alleanza con il Terzo SettoreNel 2012 la Giunta Comunale ha approvato il Protocollo di Intesa con il Forum del Terzo Settore Città di Milano finalizzato a rafforzare e valorizzare il capitale sociale e relazinale che le organizzazioni del Terzo Settore offrono per la costruzione del Welfare della città. Con esso l’Amministrazione Comunale ha abbandonato il modello di relazioni delle precedenti amministrazioni di centrodestra che rischiava di valorizzare solo singoli interessi, assumendo, al contrario, una modalità di confronto basata sul coinvolgimento costante di tutti gli attori attraverso forme di rappresentanza e sviluppando nuovi luoghi di governance. Ciò anche al fine di prevenire atteggiamenti consociativi e ponendo al centro il tema del rispetto della legalità nelle relazioni tra i servizi e gli enti. Con il protocollo la Giunta ha riconosciuto “Il Terzo settore come espressione delle capacità auto-organizzative della società civile e ne ha legittimato l’aspirazione a partecipare a pieno titolo alla definizione delle politiche pubbliche” e si è assunto “come principio l’utilità sociale del confronto tra gli attori pubblici fondato sul reciproco riconoscimento e legittimazione, nel rispetto dei differenti ruoli, responsabilità ed autonomie”.Sono così nati ulteriori luoghi di programmazione condivisa tra l’Assessorato alle Politiche Sociali e Cultura della Salute e il Terzo Settore che hanno migliorato significativamente la capacità dell’Amministrazione di sviluppare politiche, progettazioni e servizi utili ai cittadini milanesi. Se ne citano alcuni esempi: Tavolo permanente della disabilità, Tavolo salute mentale, Cabina di regia della domiciliarità, la Rete cittadina contro la Violenza sulle donne, la rete di contrasto alla Tratta, la Rete Alzheimer, la Rete degli attori locali che promuovono l’integrazione e l’inclusione dei cittadini di origine straniera, il Coordinamento del Piano Senza Dimora, l’Hub accoglienze, il Coordinamento del
85Privato Sociale per le Dipendenze, l’Osservatorio Carcere, il coordinamento contro la grave emarginazione.La trasversalità delle politiche di welfare: punti unici di accessoIl sistema di welfare nazionale è caratterizzato da frammentazione delle responsabilità e delle funzioni e rende difficile l’accesso ai servizi da parte dei cittadini. La stessa struttura dell’assessorato alle Politiche Sociali è stata concepita per venti anni per aree di attività e per target: adulti, minori, anziani, disabili. Ciò ha ulteriormente favorito la frammentazione degli interventi costringendo le famiglie a doversi confrontare con più punti di accesso in ragione dell’età o della condizione di disagio espresso. Negli ultimi cinque anni si è ridisegnata la struttura organizzativa dell’assessorato creando sistemi di accesso unitari nell’ ambito di un Servizio Sociale Professionale Territoriale, articolato in un primo livello di base e in un secondo livello specialistico, in grado di porsi, nelle diverse zone del decentramento, come interlocutore unico delle richieste di tutta la cittadinanza. Tale processo va rafforzato nei prossimi cinque anni, rendendo più forte ed efficace la rete dei servizi in una sempre maggiore connessione con la rete territoriale del Terzo Settore.Nuovi strumenti per il disagio abitativoTra gli effetti più evidenti dell’impoverimento dovuto alla crisi, specialmente nelle aree metropolitane come Milano, vi è senza dubbio l’aumento del numero di cittadini che, a fronte di una diminuzione del reddito, non riescono più a sostenere le spese dell’abitazione. Ciò ha avuto un impatto significativo sui servizi sociali del Comune di Milano che si sono trovati a dover “affrontare” un numero inatteso e sempre più ampio di cittadini rimasti all’improvviso privi di abitazione avendo a disposizione strumenti tradizionalmente previsti per altre “categorie” (comunità mamma/bambino, residenze sanitarie assistenziali per anziani, ecc.) e senza ulteriori risorse a favore dei “nuovi” utenti. La crisi ha insegnato che il confine tra chi ha “solo” perso la casa e chi presenta un quadro di fragilità sociale più ampio è ormai sfumato e distinguere tra i primi e i secondi è pressoché impossibile. Per affrontare tale situazione si è istituito un nuovo servizio denominato “Residenzialità Temporanea Sociale” che ha ridefinito il sistema di accoglienza. Il servizio garantisce un accompagnamento specifico ed individualizzato, calibrato sui bisogni e sulle risorse del singolo soggetto al fino ad accompagnarlo verso una maggiore autonomia oppure, nel caso degli anziani, verso il mantenimento più a lungo possibile degli elementi di autonomia personale.Il nuovo sistema dei servizi domiciliariNel corso degli ultimi 5 anni si è definito il nuovo Sistema della Domiciliarità con il quale si sono superati interventi e servizi per tipologia di utenza in favore di un sistema basato sull’accesso trasversale alle risorse e linee di prodotto trasversali alle diverse tipologie di fruitori. Si è, inoltre, perseguita l’apertura alla domanda di sostegni familiari e personali emergente da strati diversi di popolazione tradizionalmente non raggiunti da servizi attivati e regolati dal Comune di Milano.wemi.milano.itNei prossimi anni sarà realizzata la Piattaforma cittadina dei servizi domiciliari. Oggi è
già visibile un sito anteprima che descrive il progetto: wemi.milano.it La piattaforma digitale metterà a disposizione di tutti, singoli, famiglie, aziende, gruppi organizzati o informali, un punto unico di informazione e orientamento dove conoscere i servizi esistenti offrendo, al contempo, a chi li eroga uno strumento di promozione e visibilità.La Casa dei DirittiLa Politica Sociale è, innanzitutto, una questione di diritti. Intendiamo il welfare come un sistema collettivo di promozione dei diritti di cittadinanza delle persone, condizione necessaria per lo sviluppo economico e sociale. Per questo il centrosinistra a Milano ha voluto istituire la Casa dei diritti. Un progetto ormai consolidato, articolato e composito che intende coniugare l’erogazione concreta di servizi ai cittadini con azioni culturali di sensibilizzazione che disseminino buone prassi e stimolino positive azioni volte all’inclusione sociale e alla lotta alle discriminazioni.Verso un welfare di tuttiNei prossimi cinque anni vogliamo costruire un sistema di promozione dei diritti di cittadinanza di tutte le persone, senza discriminazione legate all’appartenenza di genere, all’età, all’etnia, alla salute, al censo, alla religione, all’orientamento sessuale, un sistema che vede la società e i singoli cittadini come attori nella costruzione e promozione dei diritti e non solo come soggetti passivi oggetto di un intervento “esterno”. Un sistema che promuove le relazioni tra persone, la crescita del capitale sociale, la fiducia e l’inclusione reciproca considerati come gli elementi costitutivi dei diritti di cittadinanza necessari per generare lo sfondo per la produzione o il sostegno di servizi di cura efficaci ed efficienti.
87Un sistema che crea le condizioni per generare sviluppo economico, civile e culturale di una comunità e quindi parte fondante di ogni strategia di crescita. Un sistema di welfare ricompositivo, capace di integrare le risorse delle famiglie con quelle pubbliche, mettendo le famiglie al centro della programmazione e degli interventi di promozione di qualità della vita, prevenzione, sostegno e assistenza. Ciò cui si vuole tendere, dunque, è lo sviluppo di un welfare “di tutti” che sappia superare la frammentazione, abbattere le barriere create tra i cittadini e generare valore, capitale sociale e connessioni tra le persone, ponendo al centro il protagonismo dei cittadini. Gli interventi che saranno messi in atto, quindi, avranno quale obiettivo l’incremento di relazioni di fiducia e connessioni tra le persone e le famiglie, riorientando i meccanismi di riproduzione sociale, promuovendo mappe cognitive condivise e sviluppando piattaforme di incontro che sappiano sostenere processi di risocializzazione e condivisione dei servizi, alimentando la diffusione dell’impegno civile, del volontariato e della disponibilità alla condivisione con i più fragili. Nell’attuale contesto di rapido e costante cambiamento dei bisogni sociali e a fronte delle debolezze del sistema di welfare, si rende necessario estendere le protezioni sociali, aumentare l’inclusività e migliorare l’appropriatezza delle risposte già esistenti, anche valorizzando le risorse e le pratiche non formalizzate che si trovano nella comunità. Con questo intendiamo “un welfare di tutti”, un sistema di offerte e regole a cui possa rivolgersi non solo chi si trova a vivere in una condizione di drammatica emergenza ma, pure, chi molto semplicemente sia bisognoso di interventi e prestazioni volti ad accompagnare e promuovere la persona, immaginando, dunque anche una nuova capacità di utilizzo di risorse private.Misure di sostegno al reddito per l’inclusione socialeIn materia di sostegno al reddito l’Assessorato alle Politiche Sociali ha lavorato con l’obiettivo di centralizzare a livello organizzativo in un unico ufficio la gestione delle varie forme di sussidi (con particolare riferimento al sostegno al reddito) precedentemente “frammentate”. Si è proceduto ad una revisione complessiva, frutto anche di una consultazione delle Zone, delle procedure tenendo conto sia dell’evoluzione della normativa (in particolare introducendo l’ISEE quale criterio per stabilire se un richiedente abbia effettivamente diritto al beneficio economico), sia delle mutate condizioni sociali (crisi economica e nuove povertà) per allargare la platea delle persone che possono presentare la richiesta del beneficio economico, introducendo criteri più oggettivi, verifiche puntuali dei requisiti e delle dichiarazioni, e percorsi di reinserimento lavorativo e sociale. Ciò anche sulla scorta delle esperienze messe in campo dall’Amministrazione Comunale, quali, il “Bando Anticrisi”, il Patto per il Riscatto sociale e la Carta Acquisti sperimentale. Per i prossimi anni, le risorse messe a disposizione dal Comune di Milano durante l’Amministrazione Pisapia (ha stanziato dal 2011 al 2014 oltre 102 milioni di euro in contributi contro le povertà) possono conoscere, nella loro dimensione e nel loro utilizzo, alcune ulteriori innovazioni che possano portare Milano ad essere la prima grande città italiana a dotarsi di una misura di sostegno al reddito per l’inclusione.Fondazione pubblico-privato per il “Dopo di Noi”L’art. 19 della Convenzione ONU per i Diritti delle Persone con Disabilità, recepita dalla Giunta Comunale nel settembre 2011, riconosce il diritto di tutte le persone con disabilità a vivere nella società, con la stessa libertà di scelta delle altre persone, e adottando
misure efficaci ed adeguate al fine di facilitare il pieno godimento da parte delle persone con disabilità di tale diritto e la loro piena integrazione e partecipazione nella società, “anche assicurando che le persone con disabilità abbiano la possibilità di scegliere, su base di uguaglianza con gli altri, il proprio luogo di residenza e dove e con chi vivere e non siano obbligate a vivere in una particolare sistemazione. Nei prossimi anni si deve continuare ad evidenziare la centralità del valore della persona con disabilità, che è protagonista del suo progetto di vita e che deve essere supportata nello sviluppo e nel consolidamento della propria autonomia. In questa direzione si pone in maniera sempre più evidente la necessità di mettere in campo politiche e servizi capaci di consentire alle persone con disabilità di consolidare la propria autonomia dopo la scomparsa dei propri genitori. Negli anni passati si è dato avvio al progetto denominato “ProgettaMI -Milano per il futuro dei figli con disabilità. Dal Dopo di Noi al Durante Noi”, in collaborazione con i partner del privato sociale. Ispirato al modello di welfare mix comunitario, esso è finalizzato ad orientare e accompagnare le famiglie dei cittadini milanesi con disabilità nella costruzione di percorsi di autonomia e di vita indipendente, anche nella prospettiva di dove raffrontare il tema del distacco dal nucleo familiare e dell’autonomia del proprio congiunto. Il tema del “Dopo di Noi” ha come finalità quella di progettare per le persone con disabilità rimaste senza supporto dei famigliari percorsi per assicurare adeguata assistenza e qualità della vita secondo le proprie specifiche esigenze ed aspirazioni di vita, attraverso lo sviluppo e la realizzazione di progetti e servizi innovativi. Per affrontare adeguatamente una prospettiva così ambiziosa e necessaria la prossima Amministrazione potrà costituire una Fondazione che tenga insieme i punti di vista della Pubblica Amministrazione, del Terzo Settore, dei familiari ma anche e soprattutto quello delle persone con disabilità nella promozione della loro autodeterminazione a scegliersi nei limiti del possibili il percorso di vita.Un mondo in evoluzioneIl terzo settore rappresenta oggi anche una straordinaria occasione di sviluppo economico e creazione di occupazione. Le forme di ibridazione tra profit e non profit rappresentano il terreno privilegiato per sperimentare la generazione di processi e servizi innovativi, economicamente sostenibili e più vicini alle persone. Milano più diventare la capitale delle forme di imprenditorialità a finalità sociale, anche promuovendo forme giuridiche innovative come le benefit corporation.Per orientare maggiori risorse verso il terzo settore, è necessario stimolare gli operatori del settore a misurare e rendicontare sempre più le loro performance e gli impatti che generano su ambiente e società. Questo potrà creare un rapporto più consapevole tanto con i donatori quanto con le pubbliche amministrazioni, consentendo di arrivare a sperimentare forme di collaborazione e premialità basate sul raggiungimento di obiettivi condivisi. Su queste basi, si può poi immaginare un maggiore coinvolgimento del settore finanziario, consentendo all’attore pubblico di svolgere il ruolo di garante nella promozione di forme innovative di finanza sociale, dall’impact investing ai social impact bond.